29.11.16

Natale italo-ceco, Nedvěd e io

Per l'italo-ceco di ogni 29 del mese avevo tre opzioni. La prima notizia riguarda la florida situazione nei rapporti commerciali fra Repubblica Ceca e Italia con scambi da record, che ovviamente non può che farmi piacere o spingermi alla riflessione sulle lacrime mancate per la morte di Fidel Castro, dente dolente legato alla primavera di Praga. Ambedue le notizie mancavano di atmosfera natalizia della quale io, praghese di nascita, sono particolarmente impregnata. Oltre alle luci di Natale, oltre ai dolcetti e la cioccolata che non mancano sia in Italia che in Repubblica Ceca, ci sono certe tradizioni alle quali io non riesco a rinunciare. Quindi Cuba e affari a parte, la decisione è dipesa da Pavel Nedvěd.

A lui, in un’intervista di un giornale on-line ceco, è stato domandato: “Con l’avvicinarsi del Natale, come trascorre le feste?” parlando della sua vita ormai legata da vent’anni all'Italia. Così ho potuto fare un confronto con il grado di conservazione delle abitudini ceche tra me e Pavel. Lui mantiene il principale festeggiamento del 24 dicembre davanti all’albero di Natale e i regali dopo cena, io aggiungo le carole natalizie, frutta candita e dolcetti fatti rigorosamente in casa mostrati con orgoglio per essere assaggiati con parenti e amici durante le feste. Pavel dice che il Natale lo festeggia ugualmente come ogni famiglia ceca, quindi non può assolutamente mancare il pesce fritto e l'insalata russa. Invece del pesce d’acqua dolce io preferisco quello di mare e non dovrebbero mai mancare i ravioli parmensi in brodo. 

Per il 25 dicembre, sempre a differenza di Pavel, io non parto con la famiglia per la montagna, anzi, se potessi andrei al mare, invernale e italiano, per proseguire comunque con il Natale all'italiana, con panettone, arrosto, patate al forno e così via. Pavel ha concluso dicendo che i suoi festeggiamenti sono “tipicamente cechi, non hanno le caratteristiche italiane”, allora me lo immagino mentre apre le noci per trovare al primo colpo quella buona, presagio di buona salute, taglia la mela di traverso per scoprire una stella porta fortuna e soprattutto non si fa mancare la visione di una bella favola ceca. Perché questa a noi nativi boemi non deve mancare.
Ho scoperto, pur non essendo una fan del calcio, di avere in comune con la nazionale della squadra ceca un peccato di gola, il “Frittone” (mia traduzione di “Smažák”): formaggio fritto con salsa tartara che il loro cuoco concede malvolentieri. A differenza delle preferenze della nazionale italiana: carbonara, cavatelli con cozze o fagiolata per me, che adoro la cucina italiana, possono rimanere dove sono.

A tutti voi un buon Natale, mangereccio e non.

https://www.youtube.com/watch?v=e6z9J92t5cU







13.11.16

La frangetta e la patente non vanno d’accordo, e sorrido pure troppo




Per ogni 13 del mese, per dimostrarvi che anche se io rido sempre e quindi “non sono la solita ceca, perché i cechi non ridono mai”, a volte capita anche a me di non riuscire nemmeno a sorridere.
 
  La mia patente è  semplicemente scaduta e,  siccome da un po’ non  possiedo una macchina, il  suo rinnovo non comportava  una priorità. Dovevo solo  ricordarmi di non far  passare più due anni, altrimenti bisogna rifarla da capo e questo, per conto mio, sarebbe meglio evitarlo.
E’ arrivato il momento di rinnovare la mia patente e ho deciso di optare per fare i documenti tramite l’ASL invece che all’autoscuola dove il costo complessivo aumenta di circa 30 euro, per l’ovvia comodità di ricevere subito il servizio anziché spendere il proprio tempo, e soprattutto non preoccuparsi degli aggiornamenti.
Infatti sapevo che bisogna avere questi documenti:
  • documento d’identità valido
  • patente in scadenza o scaduta
  • codice fiscale
  • per i soggetti affetti da limitazioni visive correggibili con lenti: occhiali e/o lenti a contatto
  • ricevuta del pagamento dei diritti sanitari
  • attestazione del versamento di 10,20 € su conto corrente intestato al Ministero dei Trasporti (il c/c 9001 è disponibile precompilato presso gli uffici postali)
  • attestazione del versamento di 16 € (la vecchia marca da bollo) sul c/c 4028, anche in questo caso il bollettino precompilato è reperibile direttamente alle Poste
  • due foto formato tessera recenti
  • versamento di 6,86 € per il ritiro della posta assicurata con la nuova patente 

Poi bastava “solo” recarsi all'ASL per compilare i moduli e fare la visita medica e tutto sarebbe stato “fatto”. Sembrava semplice, troppo. Ho messo pure in conto l’attesa per la visita. Il medico doveva accertare il possesso di tutti i requisiti psico-fisici per una guida sicura, compilare un modulo online e spedirlo alla motorizzazione civile.
Potevo andarmene fuori con una ricevuta che provvisoriamente sostituiva la mia patente di guida. Potevo, nell'attesa che mi fosse recapitata direttamente a casa, sfrecciare per Torino con Car2go e sentire di aver risalito un gradino di normalità dopo non aver potuto guidare la macchina per un bel po’. Invece no, la mia strada non è cosparsa di rose, stavolta per due motivi.
Il primo è arrivato già nello studio medico al momento della scansione del mio codice fiscale; il sistema non mi ha riconosciuta. “Ma come, perché?” ho scandito sorpresa e ho ricevuto una risposta quasi ovvia: mi trovavo da un medico, “non da un tecnico informatico”. Avrei dovuto recarmi alla motorizzazione per effettuare la correzione necessaria, ovviamente attraversando tutta Torino e, aggiungo ancora, ritrovandomi in mezzo al nulla. Questo perché uso i mezzi pubblici, ovviamente, sono senza patente, quindi avrei dovuto “spendere” altro mio tempo, minimo due ore, e trovarmi a cercare un fotografo oltre i campi attorno al palazzo della motorizzazione.
Questo perché una volta individuato il problema del sistema con il mio codice fiscale, che “semplicemente” non riesce ad individuare dove sono nata, l’impiegato della motorizzazione mi ha comunicato di non poter accettare la mia frangetta.

Le istruzioni per la foto, attuale e con una postura dritta, non erano sufficienti. Alla motorizzazione ci sono in bella vista degli esempi di come dev'essere la foto e di come non deve essere assolutamente, in caso contrario un apposito software non la riconosce e la foto viene bocciata. Sulla mia foto è stato puntato il dito contro la frangetta, che crea ombra e soprattutto non si vedono bene gli occhi (state bene attenti anche per gli occhiali).
Quindi ricapitolando, la foto sulla nuova patente è il perno dell’aggiornamento e tutta colpa mia non aver letto la regola “niente capigliatura sciolta che nasconde parte del viso” e nemmeno “l’espressione dovrà risultare neutrale”.

Per la foto della patente niente “faccia un bel sorriso” né davanti al fotografo né alla macchinetta. Aggiornatevi veramente in modo approfondito, altrimenti potrebbe succedere pure a voi d’imbestialirvi. Per me il risparmio è andato in fumo, ho avuto una reazione incrociata tra un bufalo e un salice piangente, uno sfogo tra il mio ragionamento e la mia fisicità quando si sentono di trovarsi in una situazione assurda. E’ difficile distinguere se sono dispiaciuta oppure in collera, ad ogni modo mi è sparito completamente il sorriso, quindi qualcosa di ceco c’è ancora.


29.10.16

Scherziamo ?


Anche Halloween ha il potere di dividere le persone a seconda della religione, di dove risiedono e di come vivono. Ci si prende in giro per tutto ma questa festa ha fatto fatica a decollare. Prima ci sono state delle problematiche perché “è una festa americana” poi è diventata pericolosa per i costumi che spaventavano non so chi e la zucca doveva servire solo per il risotto.
Ho trovato un articolo in ceco con le foto dei festeggiamenti di Halloween nel mondo. Oltre alla Repubblica Ceca c’è la foto del Bioparco di Roma dove gli ippopotami giocano con le zucche intagliate a festa. Ho preferito il bambino filippino truccato da festa.  Andrà anche lui a giocare a “dolcetto o scherzetto” e tornerà a casa stanco e divertito. Così la penso io. Gestivo un negozio di costumi qui in Italia ancora nei tempi in cui di Halloween si sparlava solo e vi assicuro che i costumi richiesti dai bimbi erano quelli più paurosi. Le streghette e i vampiri che sono andati in quegli anni…
Oltre ad un album fotografico di tutto il mondo, in un altro articolo leggo le polemiche di chi punta il dito sul fatto che non sia una festa cattolica e penso a come sia soprattutto un divertimento, come tale non riesco a fare il collegamento. Mi sembra una festa che unisce le persone in un giorno, una sera e pure tarda notte nel dilettarsi, socializzare, svagarsi o un hobby come tanti altri che si festeggiano in tutto il globo durante tutto l’anno. Mettersi la maschera e ballare o semplicemente travestirsi in qualcosa che comunque fa parte di noi, con il trucco e il parrucco di una sfilata. Simili gli accompagnamenti di dolci, torte e menù basati su un ingrediente anziché un altro. Soprattutto è un giorno di festeggiamento “ballando e gioendo”, grandi e piccoli uniti in una festa globalizzata che senza tante ciance potrebbe essere di buon esempio per l’integrazione di un pensiero diverso, di un altro punto di vista su come, cosa e quando si festeggia. 

13.10.16

Sei troppo dalla parte delle donne, ci sono quelle che rompono tanto, sai?


Mi è venuta automaticamente la provenienza di tale rompimento. La pancia. La parte del corpo troppo spesso messa sotto osservazione. Innanzitutto la sua superficie non piatta, non a tartaruga, è contestata per ogni centimetro che fuoriesce. Ovviamente non importa se in altezza o di lato, sempre di troppo è.
Con le giovani donne si presume una gravidanza, mentre le donne fuori ciclo sono catalogate come obese e nel dubbio d’età sono “solo” sovrappeso.

Invece i maschietti la pancia esuberante la considerano un’attestazione di benessere. Il loro comportamento assume la dimostrazione di essere importanti, la pancia gli è costata parecchio denaro e per perderla, se mai, vorrebbero essere rimborsati. Gli uomini s’inventano di tutto per la paura d’impegnarsi. La pancia è un tempio, non il raccoglitore di rabbia e frustrazione, stress o surrogati d’affetto. Nemmeno la fame le fa bene. Perché dovremmo mantenerci in forma per essere considerate? Le donne possono scegliere di non mangiare tutta la vita, continuando a dire di essere a dieta, oppure sborsare per diversi rimedi ogni volta che si lasciano andare. La tristezza va ad una pancia piatta, dopo una dieta ferrea grazie ad un’alimentazione adeguata, una vita sana e dell’attività sportiva. Rimane fiato per altro poi? Certo è difficile che, a volte, le donne osservanti un certo “regime” non sragionino. Sono irrequiete perché gli è stato un’altra volta reso difficile il godimento.

Pensare di piacere come siamo, potersi gustare la compagnia anche davanti a una bella tavola, quella preparata con cura, o ad una qualsiasi improvvisata con quello che si ha, aver voglia di cenare davanti al lume di candela o condividere la tavolata con i reciproci amici, o quella prima di aver cucinato insieme.
Sì, prima o dopo non importa, quando si fa anche altro. Poi, pancia qui e pancia là, questa assume una secondaria importanza com’è giusto che sia per ogni superficialità. La sua morbidezza, riceve una dolce carezza, lo spazio assume un valore inestimabile e la forma è irrilevante perché ci sono le farfalle.

Io guardo una bella bilancia, non per salirci sopra ma per osservare un bilanciere incostante tra le cose giuste, nominate sane, e quelle irragionevoli da contestare e penso alle sorprese.
Le farfalle arrivano senza curarsi di quanta roba ci sia di sopra. Hanno il potere di trasformare un luogo in una vita Atuttafelicità. Lei pensa a lui e lui pensa a lei e sono pensieri inaspettati, belli e le farfalle rimangono più a lungo perché ci si prende cura di loro, dell’immaginazione responsabile, quando lei e lui diventano un corpo solo e la fine è un inizio. Si sta un gran bene. Noi donne torniamo amabili, dolci, pazienti e comprensibili, diventiamo viziate perché esiste qualcuno che ci tiene a farlo.
Se tutto questo viene a mancare diventiamo insopportabili, scalpitiamo perché soffriamo, rompiamo e diventiamo anche cattive per la mancanza delle farfalle. Sul serio. 

30.9.16

29.9.16

Più che una carezza


Tutta la paura è svanita dopo il tragitto dall’aeroporto al centro di Praga, quando l’addetto alle chiavi mi consegna il mio mazzo, parlando benissimo inglese e benino l’italiano. Sono a casa.
La vista dei tetti praghesi è davvero spettacolare, la città delle cento torri. Sono così in alto, come se tornassi di nuovo tra le nuvole per allontanarmi mille chilometri, indispensabili per non pensarci più. Non c’è nessuno da ricordare. Prima qualche motivo per restarci c’era ma poi sempre meno. Alla fine è rimasto solo il mio amico Giò, proprio lui, l’unico dispiaciuto per la mia partenza. Come d’abitudine ho scelto la strada più complicata. Partire, non incontrare più nessuno di quelli che facevano parte del mio mondo a Torino. Il mio bisogno superava tutte le incombenze, compresa quella di dover studiare una lingua insolita. I documenti non sono stati una passeggiata, pure il registro casellario. Tutto, bastava andarsene.

“Stai scherzando?” le chiedo, e lei ride. La mia compagna di stanza Stefania, emiliana, ha in comune con i cechi gentilezza e disponibilità. Ma in questo momento non capisco il suo entusiasmo per questa usanza ceca a dir poco bizzarra. “Tu devi socializzare di più!” risponde lei.
Per me Pasquetta è un ricordo indelebile, con una coperta in mezzo al prato, salame, uova. Negli ultimi anni tanto vino e ballare al ritmo dell’autoradio con chi stava in piedi.
“Ma guarda che qui si fa così, credimi, dappertutto” insiste la mia coinquilina “Anche per le strade di Praga, meglio se vieni con noi!”
“Con una tuta da astronauta” obbietto ancora io e lei mi riassicura un’altra volta dicendo che tanto si tratta solo di un gesto. “In verità” esclama ancora lei “Devi più che altro lasciarti accarezzare” e ride ancora.
“Bell’accarezzare con una frusta in mano, ha un po’ di Halloween” cerco di smorzare il suo entusiasmo per una cosa assolutamente da fare e secondo lei unica.
“No, no, è diverso, le uova sono un ringraziamento per chi ti vuole omaggiare con la carezza del rinnovamento, ha il potere di equilibrare lo stato psicofisico!” Stefania continua come una macchinetta “In più è la dimostrazione dell’interesse per te!”
“Sarà, io preferirei un buono per un centro benessere.”
“Ancora queste abitudini preconfezionate!” Con Stefania ho in comune la volontà di stare lontana dall'Italia. Nel suo caso è una sfida, perché non vuole entrare nell'azienda di famiglia con un destino tracciato al subordine. Al contrario di me lei è allegra, io vengo presa per una musona ma in realtà sono riflessiva. La volta che non ci ho pensato è successo il fattaccio, sono andata via, allora a piedi, non  da sola. No, non ci voglio più pensare, sono a Praga. “E va bene, andrò a questa festa” con Stefania e Pavel mi lascerò frustare e regalerò le mie uova decorate, rigorosamente sode a colui, se mai ci sarà, che deciderà di rinnovare perlomeno il mio spirito.

“Ahi” un pizzichino ha trapassato pure i jeans. Dallo spavento faccio cadere il sacchetto di plastica con le mie uova. Un pizzico, la faccia di lui, le uova a terra. Mi accovaccio subito per raccoglierle, voglio nascondere l’imbarazzo, inutilmente.
Ho la sua mano sopra la mia.
“Aspetta, ti aiuto” dice la voce di quel ragazzo stramaledettamente bello. La mia giornata artistica è andata. Sarebbero state dieci uova, avessi ascoltato Stefania. Perché farne così tante con i colori di fondo, poi i disegni, le asciugature di mezzo? Le chiedevo il senso. Stefania era convinta nella probabilità dei numeri. Con le tre che avevo, qualsiasi eventualità l’ho ridotta a zero, tutti i gusci sono rovinati.
“Non importa”, dice il bellissimo “Se ti va, le prendo tutte”
“Sì certo” sarà abituato a sentirlo anche da una musona quasi ammutolita.
“Ah scusa, mi chiamo Honza, tu?”

Meraviglioso incontro, meraviglioso ragazzo, meravigliosa città. Tre mesi fa, il giorno di Pasquetta.
Manca solo un mese alla fine dell’Erasmus e io parlo ceco come una bambina d’asilo praghese, gli altri esami li ho fatti quasi tutti. La mia università è nel cuore della città ed è facilissimo raggiungere a piedi tutte le mete turistiche più famose. All'inizio quando potevo andavo a vedere l’orologio. Ogni ora i 12 apostoli passano attraverso una finestrella della torre e alla fine lo scheletro suona. Da lì tutte le viuzze portano al ponte Carlo, quello con le statue e pieno di artisti. Il fiume Moldava passa in mezzo alla città come il Po a Torino, non più un ricordo tanto doloroso. Ci sono Honza e le passeggiate nel parco in riva al fiume, anche se ho scoperto che le faceva per me. Preferisce andare in bici, altrimenti è sempre in macchina, come Giò prima dell’incidente.

Le giornate di sole sono sempre di più, come le ore di Honza vestito in giacca e cravatta. Dice che ha un progetto da finire con una multinazionale tedesca e con i termini non si scherza. Così è sempre più irritabile, forse andremo a vivere a Monaco di Baviera. Le prime litigate sono cominciate per la mia parlata ceca, io con lui posso comunicare anche in tedesco, ma lui dice che cambia poco, la mia pronuncia è un disastro. Parliamo in inglese, gli propongo, lui mi sbatte in faccia che noi italiani per le lingue siamo proprio delle cime, e io so che il suo sorriso è sarcastico. Lui è bello, potrebbe fare il fotomodello ma forse sarebbe peggio. A volte mi chiedo come mai, come mai me. “State bene insieme” dice Stefania, la sua pronuncia va più che bene, il suo Pavel glielo dice sempre.
“Secondo te dovrei far brindare da solo l’amministratore delegato crucco dopo la firma della fusione solo perché è il tuo ultimo giorno di università?” Honza usa il sarcasmo sempre più spesso. E’ pomeriggio, mi si stringe la gola con la sua superiorità che mi sbatte davanti, solo perché è pieno di soldi. Nella notte tarda ricevo il suo messaggio “Here is super” e per me diventa una nottataccia per arrivare ad un mattino, tardivo, successivo a una sbronza solitaria. 
Richiamo quel numero insistente dalle chiamate perse e una voce distaccata, del mestiere, mi comunica la sua definizione di vita spezzata.

Ancora le cento torri, non so se dall'aereo si possano vedere tutte, so che ci sono e so che non le conterò più. Poi le Alpi e poi Milano, la prima destinazione disponibile per poter abbandonare la disperazione e riavvolgermi nell'italiano. Ringrazio un signore che mi aiuta a prendere le mie valige dal tapis roulant, sembrava che non sarebbero arrivate più.
Fuori, nel parcheggio, spero nella pazienza di Giò.



27.9.16

Buon compleanno Google!

Google compie maggior età e festeggia negli uffici di Usa e Italia, Australia, Cina continentale, Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore, Taiwan, Thailandia, Kenya, Ghana, Nigeria, Senegal, Sudafrica, Uganda, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Ireland, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Federazione Russa, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina, Regno Unito; 
l'anno prossimo toccherebbe alla Corea del Sud; 
un anno dopo ancora i festeggiamenti in Giappone, Nuova Zelanda e Thailandia :) 
Buon compleanno Google !